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	<title>Grazie Mamma &#124; Gravidanza e crescita dei figli &#187; consigli mamme</title>
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	<description>Consigli pratici per la gravidanza e la cura dei bimbi</description>
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		<title>Il gioco e le sue implicazioni.</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 13:13:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuela.Arlotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’attività più importante in assoluto per un bambino è il gioco che l’accompagnerà durante tutto il periodo di crescita. Noi adulti spesso dimentichiamo quanto possa essere basilare instaurare un rapporto costantemente giocoso con i nostri figli, e abbiamo spesso la falsa convinzione che basti acquistare un giocattolo costoso tutto colorato per fare la felicità del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’attività più importante in assoluto <strong>per un bambino</strong> è il <strong><em>gioco</em></strong> che l’accompagnerà durante tutto il periodo di crescita. Noi adulti spesso dimentichiamo quanto possa essere basilare instaurare un rapporto costantemente giocoso con i nostri figli, e abbiamo spesso la falsa convinzione che basti acquistare un giocattolo costoso tutto colorato per fare la felicità del nostro bambino. Ebbene non è proprio così.</p>
<p>L’attività ludica inizia nel bambino già dal momento in cui viene al mondo e si sviluppa e muta con il crescere del piccolo. Inizialmente anche la luce, la musica, il suo corpo, possono risultare <strong>attività giocose per il neonato</strong>, il quale inizia ad interfacciarsi per la prima volta con la realtà che lo circonda. Con il tempo le abilità del bambino crescono e con esse anche l’interesse verso altri giochi più consoni all’età.</p>
<p>Ma la cosa che conta di più per il bambino, non è tanto l’oggetto in se stesso, quanto l’attività ludica che si può condividere con qualcun altro attraverso il giocattolo. Va da sé, quindi, che non è detto che un oggetto  costoso e pieno di luci e musiche, che di fatto fa tutto da solo, possa davvero interessare un bambino al punto di coinvolgerlo in un <strong>gioco solitario</strong>. Il rapporto giocoso deve essere instaurato sia con altri bambini che con gli adulti che possono coinvolgerlo ed indirizzarlo. Ed i giocattoli, soprattutto per la prima infanzia, è bene che siano molto semplici, in modo che possano essere utilizzati per sviluppare la fantasia e la creatività del bambino.</p>
<p>Ad esempio dei cubi da impilare l’uno sull’altro possono lasciare spazio sia alla fantasia, sia allo sviluppo di attività psicomotorie molto utili al piccolo in crescita. Inoltre potrebbe trarre anche degli insegnamenti psicologici molto importanti se, ad esempio, di fronte alla caduta accidentale dei vari cubi da lui impilati, la mamma con fare tranquillo e sereno spiegasse al piccolo che può tranquillamente ricostruire la torre, trasmettendo tra l’altro al bambino un messaggio importante : che può <strong>continuare con fiducia il suo gioco</strong> anche di fronte all’avvenimento del crollo della torre che dal bimbo potrebbe essere interpretato come un fallimento.</p>
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		<title>Leggere le storie ad un bambino è utile?</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 15:44:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuela.Arlotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Spesso, da adulti alle prime armi, ci si chiede se effettivamente l’acquisto di un libricino per un bambino di sei mesi, 10 mesi, possa essere effettivamente utile, se abbia un qualche effetto positivo sul piccolo che ascolta mentre cerchiamo di leggerlo oppure che lo guarda. Ebbene, sembra proprio di si! Quando il bimbo è molto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2606" title="fiabe-per-bambini" src="http://www.graziemamma.it/wp-content/uploads/2011/12/fiabe-per-bambini.jpg" alt="" width="550" height="347" />Spesso, da adulti alle prime armi, ci si chiede se effettivamente l’acquisto di un libricino per un bambino di sei mesi, 10 mesi, possa essere effettivamente utile, se abbia un qualche effetto positivo sul piccolo che ascolta mentre cerchiamo di leggerlo oppure che lo guarda. Ebbene, sembra proprio di si! Quando il bimbo è molto piccolo è meglio fornirgli libri plastificati, che possano essere messi in bocca senza problemi. Man mano che cresce, ne esistono di cartone, di stoffa, ma anche impermeabili così da poter essere portati nella vasca da bagno. La cosa importante è che i disegni riportati su questi libri siano semplici, così da poter essere pian piano riconosciuti dal bambino.</p>
<p>Quando il piccolo raggiunge l’anno di età, è per lui molto piacevole ascoltare una storia seduto sulle ginocchia di mamma e papà. Dicono gli esperti che leggere ad alta voce un libro rafforza molto il legame tra genitore e figlio, il quale sperimenta l’attenzione esclusiva.</p>
<p>I bambini a cui vengono letti dei libri fin da piccolini, generalmente, imparano con più facilità a leggere e scrivere quando iniziano la scuola. Questo accade per diversi motivi :</p>
<ul>
<li>Prima di tutto il bambino che vede un determinato disegno sul suo libricino, che può essere ad esempio, un camion dei pompieri, facilmente, crescendo, lo collega al vero camion dei pompieri che vede passare per la strada. Impara quindi ad effettuare un collegamento tra un simbolo e un significato. Proprio come avviene quando si imparano i simboli della scrittura, e quindi le lettere.</li>
<li>Per seconda cosa, l’ascolto delle frasi e dei racconti, aiuta il bambino durante i mesi, a memorizzare il linguaggio e quindi successivamente ad ampliare il numero di vocaboli conosciuti. Quando il bimbo crescerà, imparerà anche la struttura delle frasi attraverso l’ascolto e quindi l’utilizzo della grammatica.</li>
<li>Infine, non meno importante è l’esercizio mnemonico che fa il bambino quando ascolta diverse volte la stessa storia e pian piano inizia ad impararla a memoria. Spesso capita, infatti, che se non gli viene raccontata alla stessa maniera di sempre o se si salta una frase, il piccolo se ne accorga e intervenga affinché la storia venga corretta dall’adulto!</li>
</ul>
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		<title>L&#8217;influenza stagionale è arrivata?</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 14:27:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuela.Arlotta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[influenza]]></category>
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		<description><![CDATA[L’influenza stagionale in Italia non è ancora arrivata, per ora sta transitando nell’Europa del Nord. Si prevede il suo arrivo a partire da Natale, ma molto dipende dalle temperature. Se sono molto rigide è più facile che il ceppo influenzale arrivi qui. I ceppi virali che si prevedono per quest’anno sono 3, due australiani e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2604" title="influenza" src="http://www.graziemamma.it/wp-content/uploads/2011/12/influenza.jpg" alt="" width="554" height="415" /></p>
<p>L’<strong>influenza stagionale</strong> in Italia non è ancora arrivata, per ora sta transitando nell’Europa del Nord. Si prevede il suo arrivo a partire da Natale, ma molto dipende dalle temperature. Se sono molto rigide è più facile che il ceppo influenzale arrivi qui. I ceppi virali che si prevedono per quest’anno sono 3, due australiani e uno è il famoso ma ormai declassato a virus stagionale AH1N1. Sembra che comunque per questo inverno il virus non sia troppo violento e si prevede colpisca circa 3-4 milioni di italiani.</p>
<p>I sintomi sono gli stessi di sempre, febbre alta, naso chiuso, mal di gola, ed un senso di spossatezza generale.</p>
<p>I bambini sono sicuramente molto esposti a tali virus, visto che nelle scuole è un vero e proprio ricettacolo! Una buona norma da seguire per evitare un eventuale contagio è sicuramente quella dell’igiene personale. Lavare le mani ai piccoli con il sapone aiuta particolarmente ad evitare di contrarre l’influenza. Un’altra buona norma è quella di alimentare i bambini in maniera completa ed equilibrata, facendo assumere loro una buona quantità di vitamine. Oltre alla vitamina C, anche le vitamine del gruppo B rinforzano l’organismo e lo aiutano a difendersi nel caso fosse stato colpito! Se si hanno sintomi influenzali si può optare anche per il classico brodo di pollo che oltre ad apportare proteine aiuta a fluidificare le mucose e a reintegrare i liquidi persi con la febbre.</p>
<p>Si ricorda, che nel caso si fosse colpiti da virus, non è utile l’utilizzo degli antibiotici che sono invece indicati nel caso di infezioni batteriche. I farmaci parainfluenzali possono essere assunti per abbassare un po’ la febbre e alleviare il malessere ma sempre nelle giuste dosi, e senza eccedere nell’utilizzo. Nel caso di bambini molto piccoli, sempre meglio il parere del pediatra.</p>
<p>Nel caso ci fossero bambini con particolari problemi di salute, che potrebbero subire ripercussioni gravi in caso di influenza, si consiglia di vaccinarli, ma sempre dopo aver consultato il pediatra di famiglia.</p>
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		<title>Come rendere speciale il Natale per un bambino?</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 13:13:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuela.Arlotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  Per i bambini il Natale è una festa importante, è una festa che li coinvolge sotto diversi punti di vista. E’ una festa piacevole, non solo perché si ricevono dei regali sotto l’albero, ma lo è o almeno dovrebbe esserlo, anche perché permette al bambino di vivere e condividere un’atmosfera intrisa di magia. Per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"> <a href="http://www.graziemamma.it/wp-content/uploads/2011/12/natale1.jpg"><img class="size-full wp-image-2601 aligncenter" src="http://www.graziemamma.it/wp-content/uploads/2011/12/natale1.jpg" alt="" width="500" height="344" /></a></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;line-height: 115%;font-family: 'Times New Roman','serif'">Per i<strong> bambini</strong> il<strong> Natale</strong> è una festa importante, è una festa che li coinvolge sotto diversi punti di vista. E’ una festa piacevole, non solo perché si ricevono dei regali sotto l’albero, ma lo è o almeno dovrebbe esserlo, anche perché permette al bambino di vivere e condividere un’atmosfera intrisa di magia. Per la strada si vedono luci, colori, decorazioni che normalmente non ci sono. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;line-height: 115%;font-family: 'Times New Roman','serif'">Ma come si può rendere davvero speciale il Natale per un bambino?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;line-height: 115%;font-family: 'Times New Roman','serif'">Lo si può, ad esempio, coinvolgere nella preparazione dell’albero di Natale e delle altre decorazioni casalinghe. Oppure lo si può coinvolgere nella realizzazione di qualche lavoretto da regalare ad esempio ai nonni, donandogli sia un momento sereno in cui esprimere la sua creatività, sia trasmettendogli l’insegnamento che anche donare, e non solo ricevere, può dare delle belle sensazioni. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;line-height: 115%;font-family: 'Times New Roman','serif'">Il piccolo ha delle grandi aspettative, in genere, nei confronti di questa Festa, e rimane sicuramente affascinato da tutte le storie legate a Babbo Natale, in cui crede generalmente per lungo tempo. Ed è giusto che ci creda e che continui ad essere coinvolto da questo alone di mistero che ne stimola la fantasia e l’immaginazione. Potrebbe, però, rimanere un domani deluso dalla scoperta della verità riguardo Babbo Natale. Per evitare questo, ad esempio gli si potrebbe dire che Babbo Natale esiste e continuerà ad esistere finchè si continuerà a credere in lui.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;line-height: 115%;font-family: 'Times New Roman','serif'">Per quanto riguarda i regali, invece, bisognerebbe evitare di comprarne in quantità industriali, rischiando così di non dare il giusto valore a nessuno di quelli ricevuti. Ne basta uno ma che sia davvero pensato, che sia davvero quello più adatto al bambino che si prepara a riceverlo. Per questo bisogna capire a fondo il proprio figlio ed evitare di acquistare un gioco solo perché molto pubblicizzato negli spot in tv. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;line-height: 115%;font-family: 'Times New Roman','serif'">Comunque sempre meglio un regalo che possa in qualche modo sviluppare la creatività del piccolo, ed essere utilizzato nel tempo. Un esempio? Le costruzioni, la plastilina, qualche modellino…. L’importante è che sia adeguato all’età del bambino a cui viene regalato!!!</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt;line-height: 115%;font-family: 'Times New Roman','serif'">E per quanto riguarda i pranzi o le cene festive, ricordate che i bambini sicuramente non sono particolarmente felici di passare ore ed ore seduti a tavola! Meglio magari pensare ad un buffet in modo che il piccolo possa muoversi in autonomia oppure pensare di sedere tutti i bambini ad un tavolino insieme in modo che possano più facilmente condividere l’atmosfera di festa!</span></p>
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		<title>Quando portare il bambino in piscina?</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 13:09:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuela.Arlotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno degli sport indubbiamente consigliati dai pediatri fin dalla primissima infanzia è sicuramente il nuoto, o meglio l’acquaticità’ come viene chiamato nei primi tempi. Il corso vero e proprio, infatti, dovrebbe iniziare con la scolarizzazione del bambino. Prima, però, si può cominciare ad abituare il piccolo al contatto con l’acqua. Esistono dei corsi addirittura per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Uno degli sport indubbiamente consigliati dai pediatri fin dalla primissima infanzia è sicuramente il nuoto, o meglio l’acquaticità’ come viene chiamato nei primi tempi.</p>
<p>Il corso vero e proprio, infatti, dovrebbe iniziare con la scolarizzazione del bambino. Prima, però, si può cominciare ad abituare il piccolo al contatto con l’acqua.</p>
<p>Esistono dei corsi addirittura per i neonati, i quali hanno un rapporto molto profondo ed intimo con l’acqua, visto che vi hanno vissuto per 9 mesi all’interno dell’utero. E’, infatti, una condizione molto naturale per un bimbo di pochi mesi, amplificata dal fatto che viene vissuta a stretto contatto con la mamma, con la quale ha un rapporto molto tattile. E’ possibile, comunque, introdurre il bimbo in piscina anche accompagnato dal papà, soprattutto se quest’ultimo ha un rapporto più sereno con l’acqua di quanto non lo abbia la mamma. L’importante è che vi sia continuità nella scelta, così da dare un’impressione di stabilità al bambino.</p>
<p>Per i bimbi in età prescolare, comunque, esistono due metodi diversi di insegnamento, che vengono adottati nelle varie strutture. Un approccio meno improntato sull’insegnamento degli stili di nuoto ma più vicino alla natura del bambino, il quale viene avvicinato con molta tranquillità e senza fretta all’acqua. Ed un altro, invece, nel quale viene prediletto lo sport vero e proprio, facendo, di fatto, bruciare le tappe al bambino. Sia nel primo che nel secondo caso è bene affidarsi ad insegnanti molto preparati. Mentre nel primo caso si tende a seguire molto il tempo del piccolo, riuscendo a far adattare anche i più timorosi all’ambiente acquatico, il secondo metodo tende ad insegnare precocemente le tecniche di nuoto, con il rischio che vadano davvero avanti solo i bambini già predisposti e si perdano, invece, quelli che hanno bisogno di più tempo e più pazienza per approcciarsi nella giusta maniera alla piscina.</p>
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		<title>Quando iniziare a sciare?</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 13:08:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuela.Arlotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Arriva la stagione invernale e molti genitori decidono di andare sulla neve per la famosa settimana bianca o anche solo per trascorrere un bel week-end. Ma come comportarsi se si hanno dei figli? Qual è la giusta età per iniziare a muovere i primi passi con gli sci sulla neve? L’età giusta per iniziare è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Arriva la stagione invernale e molti genitori decidono di andare sulla neve per la famosa settimana bianca o anche solo per trascorrere un bel week-end. Ma come comportarsi se si hanno dei figli? Qual è la giusta età per iniziare a muovere i primi passi con gli sci sulla neve?</p>
<p>L’età giusta per iniziare è tra i 4 e i 5 anni. Si può quindi iniziare abbastanza presto, essendo questo uno sport che richiede più equilibrio che forza fisica vera e propria. Proprio per questo, i bambini, avendo il baricentro basso, risultano più avvantaggiati.  E’ uno sport che aiuta i piccoli a sviluppare agilità e coordinazione neuro-motoria oltre che l’equilibrio.</p>
<p>I primi passi con gli sci è meglio che vengano mossi con l’aiuto di un maestro, più che con mamma e papà, a meno che non siano degli esperti sciatori. Questo per evitare che vengano apprese in maniera errata le tecniche di base o che gli vengano trasmesse delle ansie che sarebbero poi difficili da eliminare.</p>
<p>La scelta tra un corso singolo o in gruppo è sicuramente soggettiva, ma non va dimenticato che, trattandosi di bambini, sarebbe più opportuno far si che le lezioni venissero vissute sotto forma di gioco e non di costrizione. Quindi, anche se non sono seguiti come in un corso singolo, meglio farli allenare insieme ad altri bambini con i quali condividere l’avventura.</p>
<p>Per quanto riguarda l’attrezzatura è bene tenere conto di alcune cose. Prima di tutto è assolutamente sbagliato acquistare scarponi da sci più grandi rispetto alla giusta misura, solo per poterli utilizzare più a lungo. Gli scarponi devono bloccare bene il piede e la caviglia, ne va della sicurezza dei bambini. Così anche per gli sci. Devono essere della giusta lunghezza onde evitare che il bambino faccia una fatica enorme nell’imparare ad utilizzarli. Per questo, se non si prevede di sfruttare tali attrezzature, peraltro costose, molte volte all’interno della stagione, forse la soluzione migliore è affittarle. O magari acquistare soltanto gli scarponi della giusta misura e affittare il resto.</p>
<p>Si ricorda che fino a 14 anni è obbligatorio l’uso del casco, il quale deve avere anch’esso la misura adatta per non essere sbalzato via in caso di caduta né fare male indossandolo, nel caso in cui sia troppo stretto.</p>
<p>Esistono comunque alcune marche di attrezzature sciistiche che vendono scarponi oppure bacchette da sci regolabili, che possono accompagnare, quindi, il bambino per alcune stagioni nel suo percorso di crescita.</p>
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		<title>Come affrontare le prime volte al nido</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 11:40:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuela.Arlotta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[prima volta]]></category>

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		<description><![CDATA[Purtroppo al giorno d’oggi risulta difficile sopravvivere in famiglia con un solo stipendio. Questo significa che sia la mamma che il papà quasi sempre lavorano durante la giornata. Nel momento in cui si mette al mondo un figlio in queste condizioni, è quasi automatico, se non si hanno supporti esterni, che il piccolo sia destinato, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Purtroppo al giorno d’oggi risulta difficile sopravvivere in famiglia con un solo stipendio. Questo significa che sia la mamma che il papà quasi sempre lavorano durante la giornata. Nel momento in cui si mette al mondo un figlio in queste condizioni, è quasi automatico, se non si hanno supporti esterni, che il piccolo sia destinato, prima o poi, ad intraprendere la strada dell’<strong><em>asilo nido</em></strong>, con sommo dispiacere di mamme e bambini. Diventa un’esigenza familiare alla quale, volenti o nolenti, si deve sottostare. Ma questo non significa che debba per forza trattarsi di un’esperienza negativa. La cosa importante è scegliere bene l’<strong>asilo</strong>, e introdurre questo grande cambiamento di vita in maniera molto graduale, al fine di non sconvolgere troppo velocemente la vita del bambino.</p>
<p>Quando un bambino viene introdotto in un <em>asilo nido</em>, sicuramente deve effettuare un periodo di inserimento, che solitamente arriva fino ai 15 giorni, a volte anche oltre, dipende da come reagisce il piccolo. Inizialmente si prevede di far entrare il bimbo nella struttura per poche ore, a volte accompagnato dalla mamma che funge da punto di riferimento. Il bambino inizia a conoscere e ad esplorare il nuovo luogo e ad interfacciarsi con gli altri bambini e le maestre.  Man mano che passano i giorni, l’orario di permanenza viene allungato sempre più fino ad arrivare a quello previsto per l’uscita effettiva. Tutto questo deve essere fatto con tranquillità e senza fretta, per permettere al bambino di adattarsi senza traumi a questa nuova vita.</p>
<p>E’ bene, durante questo periodo, evitare di introdurre nella vita del bimbo altri cambiamenti, come ad esempio togliere il ciuccio o il pannolino. Meglio fare una cosa alla volta e non sovraccaricare troppo il bambino che altrimenti potrebbe perdere troppo in fretta i suoi punti fermi.</p>
<p>I piccoli, comunque, si adattano abbastanza in fretta ai cambiamenti, soprattutto se questi vengono effettuati nei giusti tempi e nei giusti modi, quindi meglio evitare sensi di colpa quando il bambino piange le prime volte che viene lasciato. E’ il suo modo per esprimere un dispiacere che ben presto verrà sostituito dalla consapevolezza che la mamma, comunque, non se ne va per sempre, ma torna ogni giorno a riprenderlo.</p>
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		<title>Il pianto del bambino</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 12:32:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuela.Arlotta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[perchè piange]]></category>
		<category><![CDATA[pianto]]></category>

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		<description><![CDATA[Una delle cose che mette maggiormente in agitazione i neo-genitori,  è il pianto del bambino, perché viene visto come il segnale che annuncia che qualcosa non va. Il bambino, non avendo ancora la capacità di esprimersi, utilizza il pianto per comunicare un qualsiasi disagio. Molto spesso si tratta di fame, soprattutto se sono passate due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle cose che mette maggiormente in agitazione i neo-genitori,  è <strong><em>il pianto del bambino</em></strong>, perché viene visto come il segnale che annuncia che qualcosa non va. Il bambino, non avendo ancora la capacità di esprimersi, utilizza il <strong>pianto per comunicare un qualsiasi disagio</strong>. Molto spesso si tratta di fame, soprattutto se sono passate due o tre ore dal pasto precedente. Questa <strong><em>tipologia di pianto</em></strong> verrà presto riconosciuta dai genitori e comunque cesserà non appena il piccolo verrà nutrito. Se, invece, il piccolo si dispera nel tentativo di comunicare altri bisogni, come ad esempio la sete, il caldo, il sonno oppure la paura, il dolore, diventa più complicato, soprattutto i primi tempi, riuscire a dare la giusta interpretazione al suo malessere. A questo punto ci si può affidare al proprio istinto, in particolare a quello della mamma che generalmente è più a contatto con il piccolo e impara prima a identificare i suoi comportamenti, o anche all’esperienza che man mano si acquisisce.</p>
<p>La cosa importante è non farsi prendere dal panico e valutare con calma la situazione. Si può cercare di parlare con dolcezza al neonato, per rassicurarlo con la voce, facendogli sentire la presenza di qualcuno che lo ama, oppure si può verificare se ad esempio ha il pannolino sporco, oppure se ha le manine e piedini freddi, oppure cambiargli posizione. Se tutto ciò non ha esito positivo, si può provare a massaggiare il pancino in senso orario, perché potrebbe trattarsi di coliche gassose, molto frequenti nei primissimi mesi. Potrebbe infine avere il naso chiuso a causa del raffreddore e non riuscire, quindi, a dormire bene. In questo caso è bene effettuare un lavaggio nasale con della soluzione fisiologica.</p>
<p><em>Se nonostante tutti questi accorgimenti , vi rendete conto che <strong>il pianto</strong> continua ed è molto intenso e disperato e inconsolabile, allora è il caso di rivolgersi al pediatra per effettuare un controllo sullo stato di salute.</em></p>
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		<title>A quando la prima passeggiata?</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 12:51:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuela.Arlotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[consigli mamme]]></category>
		<category><![CDATA[neonato]]></category>
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		<description><![CDATA[Tutte le neo-mamme, una volta tornate a casa con il piccolino e una volta tornate in forma dopo il parto, si domandano : quando sarà possibile portare a passeggio il bambino? Ci sono dei tempi precisi da aspettare prima di fare la prima uscita? In realtà la risposta è semplice : non ci sono controindicazioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutte le neo-mamme, una volta tornate a casa con il piccolino e una volta tornate in forma dopo il parto, si domandano : quando sarà possibile portare a passeggio il bambino? Ci sono dei tempi precisi da aspettare prima di fare la prima uscita?</p>
<p>In realtà la risposta è semplice : non ci sono controindicazioni alla passeggiata del bebè e nemmeno giorni da attendere. Anzi per il bambino e per i genitori potrebbe essere una buona occasione per ritemprarsi e prendere un po’ di aria.</p>
<p>Ci sono tuttavia delle piccole accortezze che possono migliorare la passeggiata rendendola piacevole per tutti.</p>
<p>Per prima cosa è bene avventurarsi quando ci si è completamente ristabilite dal parto visto che non deve essere né un obbligo né una forzatura. Poi, se possibile, farlo spesso nel fine settimana, quando anche il papà si trova a casa e può aiutare e condividere questo momento di grande intensità e unione familiare. Se è inverno scegliere gli orari meno freddi, mentre in estate, viceversa, evitare di uscire quando il caldo è insopportabile. Assicuratevi comunque che sia ben coperto in inverno e coperto adeguatamente in estate. Portate sempre un biberon con dell’acqua soprattutto quando le giornate sono torride. Meglio prediligere uscite a piedi piuttosto che in auto, dando modo al piccolo di distrarsi e di familiarizzare con il mondo che lo circonda. Meglio scegliere percorsi distanti dallo smog e dal traffico visto che i bambini sono ancora più esposti degli adulti agli agenti inquinanti. Non esponete mai i bambini ai raggi diretti del sole nei periodi caldi, la loro pelle è molto delicata e se non adeguatamente protetta può andare incontro a delle irritazioni o peggio ancora a delle scottature vere e proprie. Infine è meglio evitare di sostare con la carrozzina nelle vicinanze di un semaforo dove l’inquinamento è maggiore.</p>
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		<title>Diventare mamma, le prime difficoltà!</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 10:37:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuela.Arlotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[consigli mamme]]></category>
		<category><![CDATA[diventare mamma]]></category>

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		<description><![CDATA[Si avvicina il momento del parto e tutti, amici, parenti, familiari si stringono intorno alla donna in procinto di dare alla luce il suo primo figlio. Il momento della nascita è diverso per ognuna delle partorienti. Può essere sereno, soprattutto se consecutivo ad una gravidanza senza grossi problemi e magari un travaglio veloce, oppure può [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si avvicina il momento del parto e tutti, amici, parenti, familiari si stringono intorno alla donna in procinto di dare alla luce il suo primo figlio.</p>
<p>Il momento della <strong>nascita</strong> è diverso per ognuna delle partorienti. Può essere sereno, soprattutto se consecutivo ad una gravidanza senza grossi problemi e magari un travaglio veloce, oppure può essere stressante se si verifica qualche piccolo problema, e magari ci si trova di fronte ad un cesareo non programmato o ad un travaglio lungo oppure anche solo all’episiotomia, molto frequente in realtà, che non è altro che un piccolo taglio praticato dall’ostetrica per favorire la fuoriuscita del feto, ma che comporta poi l’applicazione di punti che possono essere dolenti anche per più di una settimana. In ogni caso si tratta di un’esperienza forte e piena di stravolgimenti emotivi. Quello che prima era solo un bambino immaginario, con cui si comunicava attraverso i suoi piccoli movimenti all’interno dell’utero, d’improvviso diventa reale. Dopo circa tre giorni, se tutto va bene ci si trova a casa con il neonato e per la<strong> mamma</strong> inizia il mutamento totale della sua vita.</p>
<p>La sua identità, prima ben definita dal ruolo sociale, dal lavoro, dagli impegni, ora è messa in discussione dal suo nuovo ruolo di ‘<strong>mamma</strong>’, dalla responsabilità, dal non sapere bene cosa fare, dallo stress fisico e psicologico subito, dalla presenza di amici e parenti in casa, ognuno con la sua ‘ricetta magica’ per fronteggiare le esigenze del piccolo. Tutto questo può generare una forte ansia e un forte stress nella donna, aumentato anche dai cambiamenti ormonali post gravidanza e da quelli che permettono il verificarsi della ‘montata lattea’. A tutto questo c’è da aggiungere l’ansia da allattamento che spesso e volentieri porta la <em>neo-mamma</em> a chiedersi se ha abbastanza latte, se il bambino piange perché ha fame, se lo attacca al seno nella giusta posizione ecc.</p>
<p>Tutti questi cambiamenti e queste situazioni di forte tensione emotiva  possono portare ad uno stato transitorio di tristezza e di senso di inadeguatezza denominato ‘depressione post partum’. Questo stato solitamente inizia una decina di giorni dopo il parto e dura al massimo una o due settimane. Lo si può affrontare in maniera diversa a seconda della capacità di reazione di chi lo vive, ma può essere attenuato stando vicino alla neo-<strong>mamma</strong> e sostenendola e incoraggiandola, dandole modo anche di riposarsi un po’ per recuperare forza ed energia.</p>
<p>Se questo stato dovesse durare più a lungo nel tempo o dovesse peggiorare creando insonnia, malessere, difficoltà di concentrazione, meglio rivolgersi al proprio medico curante e al pediatra.</p>
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