Mamma a lavoro
La donna in se ricopre molti ruoli e figure quali: quello della mamma, della donna, della moglie, della donna che lavora…. etc. Non è quindi facile restare sempre al passo con tutte queste “responsabilità ” , che si devono fronteggiare giornalmente. A tal proposito per le neo-mamme, lo Stato e il Governo hanno parlato di “Congedo in Maternità ” ( donne lavoratrici ) ed “assegni per la maternità ” ( donne senza lavoro ).
Il Congedo in Maternità ha il fine di evitare la situazione che è andata uniformandosi in questi ultimi anni. Quello di garantire un lavoro e un posto sicuro anche alle donne che sono mamme con figli. Questo perchè si è rilevato che le difficoltà per una neo-mamma di trovare un impiego è sempre più difficile, rispetto alla richiesta e domanda posta da un uomo alla medesima azienda e/o società .
Quindi le settimane di Congedo quì in Italia, la quale mantiene il record rispetto agli altri Stati, è di 21 settimane. Durante le quali viene percepito l’80% dello stipendio normale che si percepiva nel medesimo posto di lavoro prima di andare in maternità . La richiesta è di portarlo al 100%, ma per ora si mantiene sull’80%.
Altra novità aggiunta dal nuovo decreto, è quella di aver garantito come patologia infermante, la depressione post-partum. Agli inizi sottovalutata e non considerata una malattia che compromette lo stato mentale e fisico di una neo-mamma, ad oggi invece sì!.
Ma ancora non è finita, piano piano si raggiungono sempre più risultati importanti. Come il congedo parentale, vale a dire far accomiatare anche i padri dal proprio posto di lavoro. Anche loro possono prendersi un periodo di tempo o ridurre l’orario normale di lavoro, per essere vicino a voi mamme e vostro figlio, sostenendovi nello sviluppo del vostro piccolo. Non è meraviglioso? Finalmente anche i papà possono crescere e sostenere i propri figli perdurante i primi mesi del pargolo.
Le donne che possono richiedere tale congedo sono: impiegate dipendenti, impiegate autonome, impiegate registrate alla gestione separata. Inoltre alle donne dipendenti e con gestione separata, il medesimo spetta 2 mesi prima della fine della gravidanza e 2 mesi dopo aver data alla luce il proprio figlio. Le domande possono essere presentate per voi donne dipendenti presso il proprio datore di lavoro e ufficio Inps, per voi donne autonome all’Inps dopo il parto e voi donne con gestione separata sempre all’Inps, però prima dell’inizio del Congedo.
Infine la Maternità Anticipata, può essere richiesta solo in alcuni casi particolari, quali:
- Condizioni lavorative, le quali prevedono sforzi o comportamenti che potrebbero compromettere l’avanzare della Gravidanza;
- Gravi problemi salutari dovuti alla Gravidanza;
- Circostanza lavorative nelle quali vi sia stato assegnato, precedentemente all’attesa, un incarico che richiede sforzi fisici, il quale non può essere sostituito con un altro più lieve.
Mentre l’assegno per la maternità è garantito a tutte le donne. Oltre le italiane anche donne straniere e extracomuinitarie che fruiscono del permesso di soggiorno, Le quali al momento del parto non hanno un lavoro. Non solo, il medesimo assegno è concesso anche in altre situazioni familiari particolari come:
- Per le donne, che quando addottano un bambino e lo stesso entra a far parte del nucleo familiare, non detengono un impiego lavorativo.
- Alle donne che prima della Gravidanza hanno avuto il diritto di avanzare domanda all’Inps per malattia o disoccupazione, per avere adempito al proprio impiego come minimo tre mesi, basta la presentazione non abbia passato il tempo massimo di 9 mesi.
- Per quelle donne che si sono licenziate dal proprio lavoro liberamente perdurante la Gravidanza . Alle quali spetta quindi un assegno per 3 mesi, nel lasso di tempo che va dai 9 ai 18 mesi dopo la nascita del piccolo o dell’adozione.
La domanda và presentata con la compilazione del modulo per la richiesta, presso il proprio Ufficio Inps e richiesto nel medisimi Uffici. Entro i 6 mesi dalla nascita del piccolo. Hanno diritto al medesimo assegno, tutte quelle famiglie nelle quali il reddito non supera i 31223,51 euro annui e composta da tre persone.
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Scritto il 28 aprile 2009 da Redazione in La famiglia, Servizi per la famiglia




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